Prepararsi al conflitto
Ci si arma in vista del prossimo conflitto
La tempesta si avvicina: la vigilia della Guerra Franco-Indiana
Tra il 1750 e il 1755, il cuore selvaggio del Nord America divenne il palcoscenico di eventi drammatici e violentissimi. Tra le ombre di foreste apparentemente infinite, lungo i corsi d’acqua che fungevano da uniche autostrade del continente e nelle sconfinate pianure dell'Ohio, i reparti francesi e britannici si affrontarono in scontri sanguinosi e brutali. Eppure, per gli standard dell'epoca, questa non era ancora una guerra ufficiale. Le corti di Parigi e Londra guardavano a queste schermaglie quasi con distacco: nulla di ciò che accadeva oltreoceano era minimamente paragonabile, per scala e logistica, alle gigantesche battaglie campali che si combattevano nello stesso periodo sui campi d'Europa, dove decine di migliaia di soldati in uniformi variopinte si schieravano in precise linee geometriche.
In America la musica era diversa. Era una guerra di agguati, di moschetti che sparavano da dietro i tronchi, di alleanze instabili con le tribù dei nativi. Ma l'illusione che quel conflitto potesse rimanere confinato ai margini del mondo civile era destinata a svanire presto. Il 1755 fu l'anno della svolta, il momento in cui entrambe le superpotenze decisero che era l'ora di alzare la posta in gioco.
I generali d'Europa nel Nuovo Mondo
Per dare una spallata definitiva alle pretese francesi, Londra decise di inviare un uomo di ferro. Nel 1755 fu nominato comandante supremo delle forze regolari e provinciali britanniche il generale Edward Braddock. Braddock non era un ufficiale qualunque: proveniva dalle file delle Coldstream Guards (l’antico e prestigioso reggimento Her Majesty’s Coldstream of Foot Guards), la crema della tradizione militare della Corona inglese. Era un uomo abituato alla rigida disciplina europea, convinto che le regole della guerra classica potessero piegare qualsiasi resistenza, anche quella delle selvagge foreste americane.
Versailles, dal canto suo, non rimase a guardare e nel maggio dello stesso anno, la corte di Luigi XV rispose inviando rinforzi sostanziosi. A bordo di una flotta che salpò dal porto di Brest c'erano due figure chiave: il nuovo governatore delle colonie, Pierre de Rigaud de Vaudreuil de Cavagnial, e il nuovo comandante supremo di tutte le forze armate francesi in Nord America, il generale Jean-Armand Dieskau. La loro missione iniziò sotto il segno del pericolo: la flotta inglese dell’ammiraglio Edward Boscawen era stata schierata proprio per intercettare e bloccare i rifornimenti. Con un mix di audacia e fortuna, i francesi riuscirono a eludere il blocco navale britannico, risalendo il fiume San Lorenzo e raggiungendo Québec alla fine di giugno.
Il piano temerario di Braddock
Nell'aprile del 1755, prima ancora che i rinforzi francesi sbarcassero, il generale Braddock aveva convocato un consiglio di guerra cruciale ad Alexandria, in Virginia. Attorno al tavolo sedevano i governatori delle tredici colonie britanniche, uniti per pianificare la definitiva cacciata dei francesi dal continente.
Il piano partorito da Braddock era fin troppo ambizioso. Prevedeva una serie di attacchi simultanei lungo la frontiera, mirati a espugnare una dopo l'altra le fortezze e i forti che i francesi avevano eretto per sbarrare la strada all'espansione inglese. Sulla carta, una strategia impeccabile; nella realtà, un azzardo figlio dell'arroganza. Braddock, accecato dalla superiorità dei suoi soldati regolari, non conosceva minimamente le insidie del territorio americano. Soprattutto, commise l'errore fatale di sottovalutare l’efficacia e l'efficienza della guerriglia dei nemici, convinto che i "selvaggi" e le milizie coloniali si sarebbero dissolti di fronte alle baionette britanniche.
La tragedia dell'Acadia
Mentre l'esercito si preparava a marciare, l'ossessione britannica per la sicurezza interna portò a uno dei capitoli più dolorosi e controversi di quel periodo: il destino dell'Acadia (l'odierna Nuova Scozia). La regione, passata sotto il controllo britannico anni prima, era abitata da coloni di origine francese. Con l'approssimarsi della guerra aperta, a Londra e nelle colonie crebbe il timore paranoico che questi abitanti potessero ribellarsi dall'interno e schierarsi al fianco della loro antica madrepatria.
La soluzione britannica fu drastica e spietata. Si decise per la deportazione di massa dell'intera popolazione. Numerose famiglie furono strappate dalle loro terre, caricate sulle navi e disperse forzatamente nelle colonie del Massachusetts, della Carolina del Sud e in altre regioni meridionali. Fu una manovra preventiva volta a eradicare qualsiasi focolaio di dissidenza, un dramma umano che segnò per sempre la storia canadese e che dimostrò quanto i britannici fossero disposti a tutto pur di assicurarsi il dominio assoluto sul Nuovo Mondo. La polveriera americana era pronta a esplodere.
Bibliografia essenziale:
Rosselli, Alberto, Sulle alture di Abraham. La Guerra Franco Indiana del 1754-1763, Soldiershop, Milano 2021.
Angelini, Michele, Tra forti, foreste e rapide. La guerra franco-indiana nella prospettiva globale della guerra dei sette anni, Odoya, Bologna 2025.
Patisso, Giuseppe, L’impero del Giglio. I francesi in America del Nord (1534-1763), Carocci, Roma 2018.






