L'esercito Improvvisato

William Johnson e la spedizione contro Fort Saint-Frédéric

Nel 1755 la guerra tra Francia e Gran Bretagna in Nord America non era ancora stata dichiarata ufficialmente, ma si combatteva già da tempo nelle foreste tra l'Ohio e il Canada. Durante il concilio di Alexandria, in Virginia, il generale Edward Braddock e alcuni governatori coloniali misero a punto un piano ambizioso: quattro offensive contemporanee per spezzare la presenza francese. Una di queste, affidata a un uomo che non aveva mai guidato un esercito, avrebbe portato alla battaglia del Lago George.

L'obiettivo: la porta verso Montreal

Il bersaglio era Fort Saint-Frédéric, un caposaldo francese posto a difesa del lago Champlain. Da lì, risalendo il lago e poi il fiume Richelieu, si poteva arrivare dritti nel cuore del Canada, fino a Montreal. Il forte era anche una minaccia concreta per le colonie inglesi: da quell'avamposto partivano i raid dei nativi alleati dei francesi contro la regione di Albany.

Il governatore del Massachusetts, William Shirley, si mosse per primo. Chiese appoggio sia a Londra sia alla sua assemblea coloniale per ottenere i fondi necessari e, verso febbraio, riuscì a finanziare l'arruolamento di circa 3.000 provinciali, cioè soldati di milizia coloniale, provenienti dal Massachusetts e in seguito si sarebbero uniti anche dei contingenti da altre colonie.

Un comandante senza esperienza militare

Il comando fu affidato a William Johnson, un mercante e proprietario terriero della valle del Mohawk, nello Stato di New York, di origine irlandese. Johnson non era un soldato, ma conosceva i nativi come pochi altri: da anni commerciava con loro e aveva costruito rapporti stretti, soprattutto con i Mohawk, una delle nazioni della Confederazione Irochese. Ad Alexandria Braddock e i governatori confermarono la scelta e Johnson fu nominato maggior generale delle forze provinciali, con un incarico temporaneo, valido fino alla fine della spedizione.

Il grande raduno degli Irochesi

Johnson sapeva che senza alleati nativi la campagna sarebbe stata molto più rischiosa. Radunò quindi nella sua tenuta i capi della Confederazione Irochese: ne arrivarono a migliaia e per quattro giorni si susseguirono banchetti, balli e danze di guerra. Il risultato fu che solo 200-300 guerrieri decisero di combattere con lui. Molti nativi erano imparentati con gli Irochesi che vivevano nelle regioni del Canada e si erano schierati con i francesi. Per questo molti preferirono restare neutrali, aspettando di vedere quale nazione avrebbe avuto la meglio prima di scegliere da che parte stare.

Cinque colonie, un solo problema

Intanto i provinciali si erano accampati ad Albany, ma la spedizione non partiva. Il motivo era politico prima che militare: gli uomini venivano da cinque colonie diverse e ciascuna pretendeva un ruolo importante, altrimenti avrebbero ritirato il proprio sostegno.

La soluzione fu un compromesso. Phineas Lyman, del Connecticut, divenne il braccio destro di Johnson. Due veterani del Massachusetts, Moses Titcomb ed Ephraim Williams, furono nominati colonnelli, con il compito di fare da guide all'inesperto comandante. Tra gli ufficiali c'erano poi nomi destinati a diventare celebri vent'anni dopo, nella guerra d'indipendenza americana: John Stark, Israel Putnam e Seth Pomeroy.

Quanto ai soldati, erano in gran parte contadini. Solo pochi indossavano la tipica giubba blu con i risvolti rossi delle unità coloniali; la maggioranza combatteva con abiti civili e armi di fortuna, come asce e coltelli.

La strada per il lago

Ad agosto arrivò la notizia della disfatta di Braddock sul Monongahela, che alimentò il malumore in una spedizione già lenta. Nonostante questo, un primo reparto guidato da Lyman raggiunse il Great Carrying Place, un antico luogo di caccia e di passaggio da cui si raggiungevano facilmente il lago Ontario, il lago Champlain e il lago Saint-Sacrement. Gli inglesi si fortificarono in un campo trincerato sulle rive dell'Hudson, che presto sarebbe diventato un forte (Fort Lyman, poi Fort Edward), e vi ammassarono le provviste.

Da lì le strade verso l'obiettivo erano due: una passava per il lago Saint-Sacrement, l'altra per il Wood Creek. Johnson scelse il lago perché era più adatto al trasporto dell'artiglieria. Il 26 agosto partì con 2.000 uomini, mentre 500 soldati, guidati dal capitano William Eyre (l'unico ufficiale regolare della spedizione), rimasero a completare il forte e lo avrebbero raggiunto in seguito.

Il 28 agosto gli inglesi arrivarono all'estremità meridionale del lago e si accamparono con una collina alle spalle e una palude su un fianco. Johnson fece abbattere gli alberi attorno al campo e ordinò pattugliamenti continui, temendo le incursioni dei nativi alleati dei francesi. Poco dopo ribattezzò il lago con il nome di George, in onore del re. Nei giorni seguenti arrivarono canoe cariche di rifornimenti insieme ai Mohawk guidati dal capo Hendrick. I preparativi erano quasi finiti, nonostante fossero avvenute alcune diserzioni.

Poi, la mattina del 7 settembre, uno scout nativo corse da Johnson con una notizia che nessuno si aspettava: i francesi erano già in marcia, diretti contro Fort Lyman.

Bibliografia essenziale:

  • Rosselli, Alberto, Sulle alture di Abraham. La Guerra Franco Indiana del 1754-1763, Soldiershop, Milano 2021.

  • Angelini, Michele, Tra forti, foreste e rapide. La guerra franco-indiana nella prospettiva globale della guerra dei sette anni, Odoya, Bologna 2025.

  • Patisso, Giuseppe, L’impero del Giglio. I francesi in America del Nord (1534-1763), Carocci, Roma 2018.

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