Le Mulieres Salernitanae, mediche medievali

La professione di medico, nel medioevo, non fu sempre e solo appannaggio degli uomini. Almeno non a Salerno.

Donne di scienza nel Medioevo: il caso delle Mulieres Salernitane

Quando pensiamo alle donne e alla medicina nel Medioevo, l'immaginazione ci porta quasi sempre a guaritrici isolate, esperte di erbe tradizionali o, nei casi peggiori, a donne perseguitate come streghe. La realtà storica, però, sa essere molto più sorprendente.

L’Europa medievale ci offre infatti un quadro infinitamente più dinamico. Tra l’XI e il XV secolo, il Mezzogiorno d'Italia divenne lo scenario di un'esperienza scientifica straordinaria: quella delle Mulieres Salernitane. Questo gruppo di studiose, docenti e praticanti operò all'interno della Scuola medica di Salerno, l'istituzione sanitaria più celebre del tempo.

Il contesto europeo e l'eccezione di Salerno

Per comprendere la portata di questo fenomeno, dobbiamo però evitare di considerare Salerno come un’isola miracolosa in un continente ignorante. La presenza di donne dedite alla cura del corpo era una realtà diffusa in tutta Europa.

Nella Francia del XIII secolo si utilizzavano normalmente i termini fisicienne o médecienne per indicare donne esperte nelle arti liberali e nella cura.

Anche in Inghilterra sia gli uomini che le donne potevano esercitare la professione medica. In Germania, nella sola città di Francoforte, tra la fine del Trecento e la fine del Quattrocento sono attestate ben quindici donne medico.

Infine nelle città italiane come Venezia e Firenze i documenti menzionano regolarmente donne medico.

Salerno possedeva tuttavia alcune caratteristiche che permisero la nascita qui di un ecosistema unico nel suo genere.

Salerno: una città della salute aperta al mondo

Perché proprio a Salerno? La città campana, ribattezzata "Civitas Hippocratica" (Città Ippocratica), era un porto vivissimo, un punto d'incontro ideale tra la cultura longobarda, quella bizantina e il mondo arabo-normanno. In questo clima fiorì una medicina pratica, laica e aperta alle novità. C'era anche una necessità concreta: il senso del pudore dell'epoca richiedeva che a occuparsi del corpo femminile fossero altre donne.

Ma c'è un altro pezzo di storia fondamentale: i monasteri benedettini. Luoghi come il cenobio femminile di San Giorgio a Salerno erano veri centri di studio e cultura. Qui le donne dell'alta società imparavano a leggere, a scrivere e a studiare i testi antichi. È proprio in queste infermerie monastiche che molte delle future scienziate hanno mosso i primi passi.

L'autorità della parola scritta: da Trotula alle maestre del Trecento

L'elemento che storiograficamente distanzia le Mulieres Salernitane da gran parte delle loro contemporanee europee risiede nell'autorità della parola scritta. Esse non si limitarono a una trasmissione orale delle loro competenze, ma scrissero veri e propri trattati scientifici, un atto che conferì loro uno status accademico imperituro.

La figura di spicco di questa tradizione letteraria fu Trotula de Ruggiero, vissuta nell'XI secolo, esponente di una nobile famiglia salernitana e moglie del magister Giovanni Plateario. A Trotula si deve il celebre trattato ginecologico noto come Trotula Major, in cui affrontò con rigore scientifico i temi della fertilità e della prevenzione.

Le sue intuizioni furono rivoluzionarie: affermò che l'infertilità di una coppia poteva dipendere anche dall'uomo, scardinando un millenario pregiudizio colpevolista, e promosse l'uso di sostanze oppiacee per mitigare le sofferenze del parto. Trotula comprese inoltre lo stretto legame tra l'igiene, la cura della pelle e la salute generale del corpo, dedicando a questo argomento il testo sulla cosmesi medica noto come Trotula Minor.

Nel XIV secolo, poi, Abella di Castellomata, appartenente a una potente famiglia longobarda, si dedicò alla filosofia naturale scrivendo trattati teorici sulla bile nera e sulla riproduzione umana.

Negli stessi anni, Rebecca Guarna si distinse per i suoi studi di diagnostica clinica e urologia, lasciando testi fondamentali sul rema. Il campo della chirurgia vide invece protagonista Mercuriade, una delle pochissime donne dell'Occidente medievale a pubblicare scritti sulla cura delle piaghe e sull'efficacia degli unguenti terapeutici.

Questa catena di scienziate scrittrici trovò il suo culmine nel XV secolo con Costanza Calenda, figlia del priore del Collegio Medico di Salerno. Costanza ottenne la laurea formale nel 1423 ed esercitò la docenza con immenso successo sia a Salerno sia nell'ateneo di Napoli.

La tutela di Federico II e il paradosso delle Università

Il consolidamento della figura della donna medico aveva persino ricevuto una formale tutela politica da parte dell'imperatore Federico II di Svevia. Con la promulgazione delle Costituzioni di Melfi nel 1231, il sovrano aveva introdotto un severo esame di Stato obbligatorio per ottenere la licenza di medico. Superando questa prova, molte donne salernitane poterono accedere legalmente alla professione.

Ed è proprio a questo punto che si consuma il grande paradosso della storia della medicina medievale. La nascita e lo sviluppo delle grandi università.

Se infatti il Medioevo ha visto il successo di queste scienziate, la fine della loro stagione d'oro è arrivata paradossalmente con la nascita delle università moderne e delle reti professionali della borghesia tra il XIV e il XV secolo.

Le nuove università europee (come Parigi o Montpellier) nacquero dalle scuole delle cattedrali, istituzioni riservate esclusivamente agli uomini. Contemporaneamente, la riscoperta del diritto romano riportò in auge una visione molto patriarcale della società, limitando la libertà d'azione delle donne.

La scuola di Salerno tentò di rimanere al passo delle altre più moderne università, ma si avviò verso un lento declino, a favore della nuova Università di Napoli (fondata dallo stesso Federico II) nata sulla scia delle altre università europee.

Nel Quattrocento la professione medica venne legata per legge al possesso di una laurea accademica, ma le università sbarrarono le porte alle donne. Un editto papale del 1476 vietò l'attività a chiunque non avesse un titolo ufficiale. Fu la parola fine: private del diritto di entrare in aula, le donne vennero escluse dalla medicina scientifica. Per rivedere una donna laureata in medicina in Europa bisognerà attendere l'Ottocento.

Bibliografia per approfondire

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