La caduta dell'Acadia francese
L'assedio, la resa e la deportazione del 1755
Se il primo capitolo dell'Acadia era stato fatto di tensioni sotterranee e scaramucce, il 1755 fu l'anno in cui tutto precipitò. Nel giro di pochi mesi, una fortezza di confine cadde, un missionario finì in fuga e migliaia di persone furono strappate dalle proprie case per sempre. È una delle pagine più drammatiche dell'intera Guerra Franco-Indiana, e si consuma quasi interamente nell'arco di una singola estate.
Le risorse che mancavano dove servivano
Nonostante la superiorità numerica francese, un problema tutt'altro che militare stava già minando la resistenza di Beauséjour ancora prima che iniziasse l'assedio. Il neogovernatore Duquesne aveva ogni intenzione di sostenere le operazioni di Le Loutre con rifornimenti adeguati, ma buona parte di quei beni finiva regolarmente al mercato nero, lasciando alle famiglie sfollate solo le briciole. Il risultato fu che molti giovani acadiani, nati ormai dopo il trattato di Utrecht e privi del legame identitario dei più anziani ancora fedeli ai Borbonici, scelsero semplicemente di tornare in territorio inglese, dichiarandosi neutrali.
La spedizione parte, in ritardo
Nel 1755 il governatore inglese Shirley radunò 2.000 truppe provinciali, affidate ai comandanti Winslow, Scott e Monckton, insieme a munizioni e rifornimenti sufficienti per l'impresa contro Fort Beauséjour. L'operazione subì però un primo intoppo, il ritardo nell'arrivo delle truppe regolari, prima di poter finalmente partire il 2 maggio, con tappa ad Annapolis. Monckton fu il primo ufficiale inglese a raggiungere i pressi del forte francese.
Al comando della piazzaforte c'era il capitano dei Marines Vergor, che inviò subito una richiesta di rinforzi a Louisbourg e provò a radunare gli acadiani per formare milizie di difesa. La risposta fu deludente, pochi risposero alla chiamata, mentre la maggioranza preferì dedicarsi ad azioni di guerriglia autonome o restare fuori dal conflitto.
Il bombardamento e la fine improvvisa
Tra il 4 e il 13 giugno le truppe di Scott e Winslow presero posizione su una collina non lontana dal forte, dando inizio a un bombardamento intenso da entrambe le parti, con colpi di mortaio che causarono danni pesanti su entrambi i fronti. I francesi erano ormai sul punto di cedere quando arrivò una notizia decisiva, l'ammiraglio Boscawen aveva bloccato la rotta marittima verso Louisbourg, rendendo impossibile l'arrivo di qualsiasi rinforzo.
Il colpo di grazia arrivò pochi giorni dopo, quando una granata inglese centrò un edificio del forte a pochi passi da Vergor e dallo stesso Le Loutre, uccidendo sei soldati francesi. Fu quell'esplosione a spingere il capitano dei Marines a issare bandiera bianca, nonostante la ferma opposizione di Le Loutre. Persino gli inglesi rimasero sorpresi dalla resa, dato che non avevano ancora nemmeno impiegato le batterie principali dell'assedio. Ai vinti fu concesso l'onore delle armi, e la sera del 16 giugno Vergor lasciò entrare Scott e i suoi uomini nel forte.
La fuga di Le Loutre e la resa a catena
Le Loutre riuscì a fuggire fino a Québec, dove il vescovo lo richiamò severamente per le sue azioni, costringendolo a rientrare in Francia. Il destino però non fu clemente nemmeno lì, durante il viaggio venne catturato dagli inglesi e trascorse otto anni in prigionia, prima di tornare, a guerra finita, a occuparsi degli sfollati acadiani in patria fino alla morte, nel 1772.
Dopo la caduta di Beauséjour, le truppe di Winslow marciarono verso il forte gemello di Gaspereau, che si arrese senza opporre resistenza, così come tutte le ultime postazioni lungo il fiume Jean. L'Acadia era ormai, almeno formalmente, in mano inglese, anche se gruppi isolati di indiani e francesi avrebbero continuato a combattere ancora per un certo periodo.
Il giuramento negato e la scelta di Lawrence
Molti acadiani, però, continuavano a considerarsi neutrali, e a loro erano state garantite le proprietà, la libertà di culto cattolico e l'esenzione dalle tasse in cambio di un giuramento di fedeltà. Ma quando il vice governatore Lawrence tentò di far prestare quel giuramento agli acadiani riuniti ad Halifax, la risposta fu un secco rifiuto, che alimentò un forte risentimento tra le autorità inglesi.
Fu a quel punto che Lawrence prese la decisione più drastica dell'intera vicenda. Ordinò a Monckton e Winslow di radunare prima tutti gli uomini adulti e poi le rispettive famiglie, per poi procedere, nel giro di pochi mesi, a una deportazione di massa. Le case vennero date alle fiamme, e molte famiglie non si sarebbero mai più riviste. A novembre circa 6.000-7.000 acadiani furono già stati dispersi tra tutte le colonie atlantiche inglesi, un numero che nei mesi e negli anni successivi sarebbe salito fino a 11.000.
La diaspora e gli ultimi resistenti
Il destino dei deportati fu vario quanto tragico, alcuni riuscirono a fuggire, altri trovarono rifugio in territorio canadese o in Louisiana, altri ancora furono costretti a lavorare come schiavi sulle stesse imbarcazioni che erano riusciti a pagare per allontanarsi dai luoghi della deportazione. I pochissimi acadiani rimasti sul territorio provarono a organizzare una resistenza di guerriglia insieme ai Micmacs, sotto la guida del capitano Boishebert, ma le loro azioni non riuscirono mai a provocare danni davvero significativi.
Quella che era iniziata come una disputa diplomatica su un confine tracciato a tavolino si chiuse così nel modo più brutale possibile, con un intero popolo sradicato dalla propria terra. Il Grand Dérangement, come sarebbe stato ricordato, resta ancora oggi una delle pagine più oscure e meno conosciute dell'intera Guerra Franco-Indiana.
Bibliografia essenziale:
Rosselli, Alberto, Sulle alture di Abraham. La Guerra Franco Indiana del 1754-1763, Soldiershop, Milano 2021.
Angelini, Michele, Tra forti, foreste e rapide. La guerra franco-indiana nella prospettiva globale della guerra dei sette anni, Odoya, Bologna 2025.
Patisso, Giuseppe, L’impero del Giglio. I francesi in America del Nord (1534-1763), Carocci, Roma 2018.




