Il piano di Braddock

Un piano ambizioso che presentò molti problemi

Il piano di Braddock: quattro colpi per spezzare la Francia in America (1755)

Nella primavera del 1755 prese forma uno dei piani militari più ambiziosi mai concepiti per l'America coloniale: quattro spedizioni simultanee per eliminare, in un solo colpo, la presenza francese nella valle dell'Ohio e lungo il confine dei Grandi Laghi. A guidarlo è un generale britannico appena sbarcato, che non ha mai combattuto un solo giorno sul suolo americano: Edward Braddock.

L'incontro di Alexandria

Il 14 aprile 1755, ad Alexandria, in Virginia, Braddock convoca i governatori delle colonie britanniche: Shirley del Massachusetts, Dinwiddie della Virginia, Dobbs della Carolina del Nord, Morris della Pennsylvania, Sharpe del Maryland (suo predecessore al comando delle forze americane) e De Lancey di New York. Il piano che Braddock presenta arriva direttamente da Londra e punta a quattro obiettivi:

  • Fort Duquesne, alla confluenza dei fiumi che formano l'Ohio, da conquistare con i due reggimenti di Braddock;

  • Fort Niagara, tra i laghi Erie e Ontario, affidato al 50° e 51° reggimento, reclutati nelle colonie, con l'obiettivo di tagliare le comunicazioni tra Canada e Louisiana;

  • Fort Saint-Frédéric, sul lago Champlain;

  • Fort Beauséjour, in Nuova Scozia.

In un'epoca in cui le città vere e proprie scarseggiano, i forti erano la vera architettura del potere coloniale: presidiano il territorio, regolano i rapporti con le popolazioni native e sostengono l'economia locale. Colpire e conquistare un forte significa indebolire il proprio nemico. Gli incarichi vengono distribuiti subito: Shirley punta su Niagara, William Johnson (fresco di nomina a maggior generale) su Fort Saint-Frédéric, il tenente colonnello Robert Monckton su Beauséjour, mentre Braddock marcia verso Fort Duquesne. Il piano, però, nasconde costi enormi: distanze proibitive da percorrere in territorio ostile, scarsità di volontari e la necessità di enormi quantità di rifornimenti. Braddock si accorge presto che i governatori sono male organizzati e più interessati a farsi rimborsare le spese da Londra che a finanziare la campagna con fondi coloniali. Ottiene comunque due concessioni importanti: che Johnson diventi soprintendente per gli affari con gli Irochesi a nome di tutte le colonie, e che vengano costruite imbarcazioni per il controllo del lago Ontario.

I problemi della logistica

Organizzare la spedizione si rivela più difficile del previsto. Per raggiungere la frontiera, le truppe devono attraversare centinaia di miglia di foreste tra Virginia, Maryland e Pennsylvania, con pochissimi insediamenti in grado di sostentarle. È Benjamin Franklin, all'epoca responsabile postale della Pennsylvania, a risolvere il problema dei trasporti procurando 150 carri e animali da tiro. Mancano anche mappe affidabili dell'Ohio: un vuoto colmato dall'arrivo di Christopher Gist e di un giovane George Washington, che si aggregano alla spedizione. L'assenza di vie fluviali dal Potomac alle forche dell'Ohio costringe infine l'esercito a marciare interamente a piedi.

Verso Fort Cumberland

Il 20 maggio la colonna raggiunge Will's Creek e da lì Fort Cumberland, avamposto commerciale trasformato l'estate precedente in base militare per le operazioni sull'Ohio. Le forze di Braddock contano circa 2.200 uomini tra regolari, provinciali, carpentieri e marinai destinati alla costruzione di armi d'assedio e imbarcazioni, a cui si aggiungono alcune centinaia tra trainatori, mogli, lavandaie e prostitute al seguito. I due reggimenti principali sono affidati ai colonnelli Sir Peter Halket (44°) e Thomas Dumbar (48°). Completano l'organico reclute americane, gruppi indipendenti da New York e Carolina del Sud, artiglieri della Royal Artillery e unità provinciali da Maryland e Carolina del Nord. Washington, nel frattempo, serve come aiutante di Braddock, facendo da cerniera tra regolari e provinciali. Un dettaglio destinato a pesare enormemente sull'esito della campagna: diversi guerrieri nativi raggiungono Fort Cumberland offrendo i propri servizi come esploratori, ma dopo un colloquio con Braddock, che disprezza apertamente gli indiani e non comprende le logiche della guerra americana, se ne vanno insoddisfatti. Sarà un errore fatale perché nessuno saprà avvertire la colonna di un'imboscata in arrivo.

La marcia nella foresta

Il 30 maggio la spedizione lascia Fort Cumberland per raggiungere l'obiettivo, distante circa 130 chilometri in linea d'aria. Davanti alla colonna avanzano 300 carpentieri incaricati di aprire la strada per i carri; ai lati vengono dispiegate pattuglie, mentre 600 uomini in avanguardia finiscono presto reclutati anch'essi nel taglio della vegetazione. Su suggerimento di Gist e Washington, si sceglie di seguire un sentiero indiano che conduce verso Little e Great Meadows. Raggiunta Little Meadows il 18 giugno, la colonna subisce alcune scaramucce da parte di indiani alleati dei francesi, che uccidono una trentina di persone indifese tra il seguito non armato. Braddock decide allora di dividere le forze: il 48° reggimento di Dumbar rimane indietro con i carri più lenti, mentre lui prosegue con 1.200 uomini scelti, alcuni cavalli e sei pezzi d'artiglieria, puntando a raggiungere rapidamente Fort Duquesne prima che i francesi possano rinforzarsi. Il 25 giugno la colonna raggiunge il luogo dove sorgeva Fort Necessity, in attesa dei ritardatari. Nonostante le pattuglie, alcuni indiani attaccano di sorpresa seminando il panico tra gli uomini di Braddock, mentre i pochi alleati nativi rimasti esitano a intervenire, avendo ormai fiutato il pericolo. Solo Gist riesce a convincere due guerrieri ad accompagnarlo in ricognizione verso il forte francese, tornando poche ore dopo con uno scalpo e la notizia che la guarnigione è debole.

L'ultimo tratto

Il 7 luglio la colonna raggiunge un affluente del Monongahela, a pochi chilometri da Fort Duquesne. Per evitare un'imboscata lungo il percorso più diretto, Braddock sceglie una strada più lunga ma meno accidentata, che richiede però di guadare due volte il fiume. Dall'altra parte, il comandante francese di Fort Duquesne, Contrecoeur, è già stato informato dell'avvicinarsi degli inglesi. Ha inviato in avanscoperta sessanta indiani e undici soldati della marina, mentre lavora per assicurarsi l'appoggio di Ottawa, Potawatomi, Seneca, Shawnee e Delaware. Quando arriva la notizia che gli inglesi sono vicini, il presidio francese conta ormai 700 guerrieri nativi accampati sull'Allegheny e 350 tra truppe di marina, regolari e canadesi. Su suggerimento del capitano Beaujeu, Contrecoeur decide di non attendere l'assedio: meglio tendere un agguato mentre gli inglesi sono impegnati ad attraversare il fiume. Il 9 luglio, dopo qualche esitazione da parte degli indiani, le forze francesi, circa 600 nativi più truppe regolari, di marina e canadesi, si mettono in marcia verso il guado.

Bibliografia essenziale:

  • Rosselli, Alberto, Sulle alture di Abraham. La Guerra Franco Indiana del 1754-1763, Soldiershop, Milano 2021.

  • Angelini, Michele, Tra forti, foreste e rapide. La guerra franco-indiana nella prospettiva globale della guerra dei sette anni, Odoya, Bologna 2025.

  • Patisso, Giuseppe, L’impero del Giglio. I francesi in America del Nord (1534-1763), Carocci, Roma 2018.

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